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Angelus Novus
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I manifesto della fotografia inista
Questione di codice Graffi, segni, bruciature, violenze sulla pellicola hanno rappresentato il massimo della creatività (sic) nell'ambito dell'avanguardia; vecchiette rugose, bambini nudi o scemi, gente povera, muri scalcinati, facce rimbecillite, effetti demenziali hanno rappresentato il massimo della creatività (arisic) nell'ambito della (retro)guardia. Si deve intendere per fotografia inista il risultato incontaminato di un'operazione creatrice realizzata esclusivamente con una pellicola inserita in un apparecchio fotografico. È dunque una scrittura inista ottenuta con la luce e con esclusione a priori di ogni intervento manuale o col computer o con qualsiasi altro mezzo. Si distinguerà pertanto dalla "fotoinigrafia", opera ricca di segni scritturali, pittorici o di altra natura posti successivamente. (Si aggiunga che i miei amici e io usiamo scrivere "photoinigraphia" quando il supporto fotografico, nonostante gli interventi, resta primario). Inigrafia invece è nome generalizzante che può definire qualsiasi operazione inista (testi, traduzioni, iconografia, ecc.). Può indicare anche fotoinigrafie e photoinigraphie. Tra la fotografia inista e la photoinigraphia occorre pure registrare il "poème [photographique iniste]", poesia fotografica impiegata nell'arte postale (non necessariamente, ma soprattutto) che per convenzione (e per praticità) è divisa solo nelle seguenti categorie:
quamvis claris sit coloribus picta vel poësis vel oratio Gli inisti quindi, nonostante la loro fiducia nelle insuperate possibilità degli antichi utensili, nelle illimitate, ma non concorrenziali, applicazioni del computer (con tutti i programmi e le estensioni previsti e da prevedere) e di ogni altro apparecchio ancora in bozzolo di sogno, chiamano "fotografia inista" quella parte di pellicola, purissima, suprema, intangibile che la luce ha impressionato (probabilmente era un rullino da dieci quello che Mosè riportò dalle falde del monte Sinai). Gli inisti quindi, e io per loro, nonostante l'abolizione di ogni settore operativo (tra poesia, pittura, scultura, musica, video, ecc.), chiamano "fotografia inista" quell'eternità, che nasce da una sola madre. Manifesto La
fotografia inista è visione, visionarietà. È fotopatia.
Inigrámma. È fotografia per antonomasia, ma è spesso fotocromografia. Annulla il figurativo nell'astratto; l'astratto nel figurativo. Non è aneddotica (o è di un'aneddotica superiore, inista).
Libertà. Con le rondini ripenso all'aneddotica figurativa del passato (non per le rondini, loro innocenti, ma per l'incapacità espressiva degli uomini che le scelsero come simbolo). Una rondine non fa primavera. L'arte prima era figurativa, poi divenne deterrente della fotografia. La fotografia prima era figurativa, poi divenne il deterrente dell'arte. Il collage ha un'anima di colla, la fotografia inista ha un'anima di luce. Chi
troppo in alto sale cade sovente
FOTOGRAFIAMO
HISTORIA JULIUS
Applemayer incontrò in una mattina di primavera, in una vivace via della sua città, una
Nikon FM2/T, Limited Edition, Number 232. Non riusciva a spiegarsi perchè l'avesse così
tanto colpito. Aveva incubi. Nel dormiveglia la volontà perdeva il sopravvento.
Sussultava. ...la perdita irreparabile. Pensava: "Forse è un gatto. Bellezza e
pigrizia sono le virtù: lo scatto le unisce". Arrivò così alla conclusione che la
natura aveva fatto con la scienza un matrimonio di interesse.
- Sei bravo. - Grazie. - Che festa meravigliosa! Guarda che ti ammazzo! Non mi Prenderai! - Si sbaglia dottor Jean-Paul! - Ho detto così. - Ti manderò a ... Poi si diresse verso una fase di maggior concentrazione:
Gli insetti avevano un grosso vantaggio rispetto ai poeti: invaghire, peritare,estraniare! Il vampiro fece una smorfia di disgusto. La campagna esce dall'obiettivo. Era
la rivoluzione. Fu in quel periodo che conobbe Blanche, una specie di Nadja (Breton), ma
più ottusa nella sua provocazione. Non perdeva mai occasione di ricordargli che vi è
grandezza e miseria in ogni rivoluzione. La grandezza è che un uomo del popolo può
chiamare un re per nome e dirgli: "vieni, ti porto al patibolo"; la miseria è
che quell'uomo del popolo può essere un imbecille che produce fotografie molto
apprezzate. Che importava al suo quadrangolare? Il coraggio estremo coincide con l'estrema
vigliaccheria; la forza più alta con l'estrema debolezza. "Uno che ha personalità
come me - si diceva Applemayer -, sceglie le cose da perdere". In realtà aveva
"le mal de Paris". Vi si recarono insieme per un viaggio di cozze, cozze
dell'Oceano Atlantico (Mar Granda in Lingua d'Oc) che là si chiamano "moules".
Alloggiarono nel quartiere di Plaisance (XIV^ Arrondissement). Seguirono alla lettera
l'ordine del giorno: "Noi dovremmo ripulirci. Non ci abbandoneranno mai tutte queste
scorie che ci soffocano e ci umiliano? Il nostro lavoro è certo il più duro! Non solo
dobbiamo lavorare circondati da quintali di scorie di vecchia fotografia che la società
produce continuamente, ma anche ascoltare le patetiche grida iconoclaste, assistere ai
ritorni di fiamma, al ripetersi di un'"avanguardia" che avanguardia non è più.
Tuttavia la linea della storia è ormai tracciata. Noi siamo la punta più avanzata del
nostro tempo... e la storia futura esporrà al ridicolo molte celebrità dei nostri giorni
come prodotto di quell'ignoranza e di quell'incapacità che già sappiamo definire".
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