FRANCO
LECCESE
Mostra-installazione
Artista:
Franco Leccese
Titolo Mostra-
installazione: Archetipe apparizioni
Curatore:
Antonio Gasbarrini
Giorno inaugurazione:
giovedì 27 giugno ore 17,30
Durata:
dal 27 giugno al 31 luglio 2002
Orario:
17-20 (giorni feriali e, per appuntamento, anche festivi)
Spazio espositivo:
Angelus Novus - Via Sassa 15 - L'Aquila
Giovedì
27 giugno alle ore 17,30 nello spazio culturale di Angelus Novus
(Via Sassa 15, L'Aquila) sarà inaugurata la mostra-installazione
Archetipe apparizioni dell'artista pugliese-campano Franco Leccese
che resterà aperta fino al 13 luglio 2002.
La mostra-installazione di pittura ideata appositamente per lo spazio
di Angelus Novus comprende una ventina di tele di medie e grandi
dimensioni in cui astrazione e figurazione sono felicemente amalgamate
da un colore-texture dalla calda valenza formale.
Ecco la dichiarazione poetica dell'artista: " Queste mie opere
sono un documento di pura magia, che permettono allo spettatore
d'addentrarsi in un'altra dimensione in perfetta sobrietà.
È un gioco del vedere per tutti.
"Non siamo soli nell'universo".
Ho costruito delle trame, trappole che sono come delle porte che
si trasformano in folle di personaggi e situazioni.
Per fare tutto ciò ho fuso la libertà dell'Occidente
con la precisione dell'Oriente.
I giochi di luce in sala serviranno a creare come un rituale d'accesso
all'apparizione e...la pittura non è mai stata così
viva come ora".
Ulteriori
informazioni sono accessibili al sito di Angelus Novus www.angelusnovus.it

ANDATA E RITORNO
(Colloquio via e-mail tra Antonio Gasbarrini e Franco Leccese)
A. G. :
Innanzitutto una domanda anagrafica: Omar o Franco Leccese?
F. L. : Franco e Omar sono i miei nomi: sono l'aspetto essoterico
ed esoterico del mio essere.
A. G. :
Nell'articolo della rivista "Duel Immagini Arte" a firma
di Patrizia Zambrano ti definisci
" uno di quelli che negli anni Settanta ha cercato di cambiare
il mondo ed ha rischiato di perdersi". Quanto e come ha contato
per te l'arte in quell' "esplosivo" periodo sociale in
cui vivevi a Milano? Che rapporti hai avuto con la vita culturale
milanese?
F. L. : Proprio in quegli anni ho ricevuto il dono della visione:
ero artista! e con la mia tribù facevamo a gara con altri
"sciamani metropolitani" per fare impazzire la città
e per ridicolizzare l'establishment culturale. Fu un momento di
grande rivoluzione che ben presto ritornò nell'ordinario
squallore borghese quotidiano.
A. G. :
Nell' '88 hai tenuto, sempre a Milano, nella storica Galleria d'arte
"Il Naviglio" una tua mostra personale (datata da il Naviglio
"anno 40 - mostra n. 8 - 834 mostra"). La tua neo-figurazione
segnico-ectoplasmatica di allora, è cambiata, a mio modo
di vedere, nell'esaltazione cromatica della texture. Sei d'accordo?
F. L. : Mi sembra più appropriato definire le mie opere "xfile
art" (foto pittoriche di un'altra dimensione). Rispetto a quella
mostra le cose sono maturate molto bene; il mio lavoro ha assunto
un ritmo rituale, le aperture, i colori, l'armonia delle forme,
sono per me un dono dell'invisibile.
A. G. :
Dallo sfondo del tuo "maniacale" puintillismo della mostra-installazione
che proponi ad Angelus Novus, fai emergere, ora da strutture labirintiche,
ora da circolarità mandala, le "fiorescenze" di
figure umane. Quanto devi all'Informale, all'Espressionismo astratto
ed alla Op?
F. L. : Ho preso molto dai miei contemporanei ma anche dagli stregoni
africani, dai monaci buddisti, dai calligrafi musulmani, dai mescaleros...
Lo spirito è unico, la sapienza primordiale è unica,
noi siamo piccole scintille del tutto: quando ci risvegliamo portiamo
nel mondo un profumo di primavera.
A. G. :
Personalmente riconduco la tua ricerca visiva all'incrocio tra modernità
e classicismo, a sua
a volta contaminata da una sorta di sincretismo spirituale (cristianesimo
e sufismo). Quanto c'è di vero in queste mie argomentazioni?
F. L. : Mi ritengo un artista moderno nella forma ma tradizionale
nel contenuto: spero di essere riconosciuto come un artista classico
del mio tempo. Ho installati geneticamente nel mio dna i "germi"
del cristianesimo che non ho rinnegato, ma rinverdito con l'Islam,
ed è il sufismo che guida la mia vita.
A. G. :
In una dichiarazione poetica che mi hai inviato per e-mail chiami
in causa la magia, il gioco, in quanto: "queste mie opere sono
un documento di pura magia, che permettono allo spettatore di addentrarsi
in un'altra dimensione in perfetta sobrietà. È un
gioco del vedere per tutti [
]".
Queste tue parole rimandano dritto dritto ad alcune affermazioni
contenute nel saggio "L'attualità del bello. Arte come
gioco, simbolo e festa" di Hans George Gadamer". C'è
più di una coincidenza. Ad esempio una certa assonanza tra
i tuoi quadri e quanto scrive a proposito dell'arte astratta il
filosofo tedesco: "Nell'opera d'arte ciò che non è
ancora presente nella chiusa coerenza di una forma, ma scorre via,
viene tramutato in una forma permanente e duratura, tanto che crescere
in essa significa, al tempo stesso, crescere oltre noi stessi. Che
"nell'esitante indugio sia qualcosa di duraturo": questo
è l'arte di oggi, l'arte di ieri e di sempre".
F. L. : Concordo perfettamente.
A. G. : Sempre nella dichiarazione poetica affermi: "Ho costruito
delle trame, trappole che sono come porte che si trasformano in
folle di personaggi e situazioni. Per fare tutto ciò ho fuso
la libertà dell'Occidente con la precisione dell'Oriente".
Vuoi precisare ulteriormente questo concetto?
F. L. : L'Occidente ha talmente esteso la sua cultura in senso orizzontale
che ha sconfinato nelle zone infere, nei bassifondi dell'universo.
Io come tanti, come troppi, ahimè ho fatto mia questa cieca
libertà, ho cavalcato la tigre e mi sarei perduto se la Provvidenza
non mi avesse fornito le giuste chiavi d'accesso: le tecniche dell'oriente.
Se oggi posso danzare all'inferno senza scottarmi è perché
la mia coscienza è vigile.
A. G. :
Che rapporto poetico-linguistico intendi instaurare tra lo spazio
fisico di Angelus Novus, carico di storia architettonica, ed il
fluidissimo non tempo-spazio delle tue tele con cui allestirai la
mostra-installazione?
F. L. : Il mio desiderio è di riuscire a creare con le mie
opere un anello che abbracci lo spazio fisico dell'Angelus Novus
per celebrare un matrimonio mistico dell'arte.
A. G. :
Dopo l'11 settembre e la tragedia di New York, è cambiato
qualcosa nella tua vita, e soprattutto, nella tua arte?
F. L. : Nella mia vita e nella mia arte non è cambiato niente.
Spero che cambi qualcosa per quegli uomini e quegli artisti (per
la verità pochissimi) che fanno della violenza e della crudeltà
la loro bandiera, che li faccia riflettere per cambiar rotta. Tramutare
la violenza in amore, questa è la grande alchimia: anche
dell'arte e con l'arte.
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