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Il nome di Bérénice
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Il nome di Bérénice di Gabriele-Aldo Bertozzi

Immaginate quante volte mi sia stato chiesto perchè questa rivista da me diretta porti il nome di Bérénice. Secret, fermé, bouclé, cadenassé, ho conservato il silenzio per più di dodici anni. Per il gusto del mistero? Non so! Per pigrizia, dato che la risposta, se breve, sarebbe stata tanto riduttiva da diventare falsa? Forse, ma più probabilmente ancora perché qualsiasi risposta sarebbe stata limitativa!

Nome: Bérénice.
Data di nascita: 3 novembre 1980.
Luogo di nascita: Roma.
Editore: Luciano Lucarini.
Nazionalità: internazionale.

Ora che cambiamo veste mi viene però spontaneo dirvi il perché di questo nome. Senza mania di protagonismo, dato che, non bisogna dimenticare, la forza dell'iniziativa, il potere di realizzazione sono tutto merito del dott. Lucarini, in prima persona, senza intermediari. E' grazie all'editore, alla sua fiducia accordatami anche per la scelta della testata che si chiamò Bérénice. E' rimasta sempre l'unica tra le sue che non avesse il titolo di una disciplina o che non fosse chiaramente esplicativa del contenuto. Tale precisazione la riservammo al sottotitolo. E, pure in tal caso, l'unica molto specifica tra quelle della Casa Editrice, l'unica al mondo ch'io sappia - e dovrei saperlo - dedicata alle correnti d'avanguardia.
Innanzitutto Berenice o Bérénice? Entrambi; infatti ricordo di aver fatto osservare all'editore che, se scritto tutto maiuscolo, cadeva il problema degli accenti. (Gli accenti del francese non mi dispiacevano esteticamente, ma non più di tanto. Diversamente sarebbe stato con un nome come Hélène: H, Hé, Hé-lène, é è,, eee: un vero capolavoro del segno. Bérénice ha un altro (fascino). Fu però la prova del grafico quella decisiva:"alto e basso senza accenti". Il risultato fu accentato, ma l'uso restò duplice, dato che ragioni prettamente tecniche non annullano quelle dei contenuti.

Pierre Brunel ricorda il nome nel numero speciale su Baudelaire da lui brillantemente curato; Alain Borer ne fu attratto offrendo "esercizi di stile" sparsi nella corrispondenza a me diretta. Non molto dopo, una ipotesi venne formulata a Parigi. Tal Giovanni Lista, accanito di Futurismo, sempre convinto delle sue opinioni, mi disse di aver fondato una rivista e di averla chiamata Ligeia traendo, come prima avevo fatto io, il nome da un racconto di Edgar Allan Poe. Potenza di Poe o della Lucarini Editore? In ogni caso il filone è scoperto, seguite le istruzioni del dénommé Giovanni Lista e troverete nel repertorio muliebre dello scrittore americano altri nomi - tra l'altro molto belli - da assegnare a riviste che avete intenzione di fondare.
Certo, il riferimento non poteva dispiacermi, sia per la mia giovanile ammirazione verso Poe, sia perché non era del tutto estraneo ad una rivista che si occupa d'avanguardia. Però non era quella la ragione.
Berenice non è un nome tellement Français da dover cercare il primo impulso, in questa area, del suo vivere, tuttavia trattandosi nel caso nostro di una rivista di letteratura francese sarebbe logico trovare ispiratori più nella letteratura francese, appunto, che in Poe. Non è tellement français, ma piace ai francesi. Chi può dubitarne se si pensa che opere più o meno celebri come Bérénice di Jean Racine, Le Jardin de Bérénice di Maurice Barrès, La Chevelure de Bérénice di Claude Simon. Lo troviamo pure in una poesia non trascurabile, La Princesse Bérénice, di Paul Verlaine:

Sa tête fine dans sa maine toute petite,
Elle écoute le chant des cascades lointaines

La risposta non è neppure questa. Ho appena detto in Bérénice come la Fenice che la rivista nacque con l'Inismo. Non poteva però dedicarsi del tutto a questo perché non era un'iniziativa "privata" rivolta a un pubblico ancora in formazione. Oggi la situazione è completamente diversa. Aveva un editore che di rivolgeva a un settore di fruitori ampiamente confermato, gli studiosi di letteratura francese, un editore che aveva in tal direzione una buona esperienza avendo pubblicato gli apprezzati volumi della Letteratura francese contemporanea, Le correnti d'avanguardia, diretti da P.A. Jannini e da me e altre importanti opere. L'avanguardia comunque faceva già parte della scelta e l'Inismo (allora I.N.I., Internazionale Novatrice Infinitesimale), che mi prendeva sempre più, era già sorto. Questo, divenuto a sua volta corrente, si basava soprattutto (e si basa ancor molto oggi) sull'infinito e sull'infinitesimale, idea creativa che mi trasportava verso la Chioma di Berenice. Alla costellazione, non a opere letterarie, anche se la spinta di Callimaco e Catullo non mi era estranea, come estranea non mi era l'origine del mito egizio della regina che offrì la sua chioma ad Afrodite. In sede insita, per "compensare" ho realizzato subito Bérénice, una composizione (tecnica mista) pubblicata ed esposta in varie occasioni, poi Bérénice 2, una poesia oggetto (inglobato di polimetilacetimetacrilato) oggi di proprietà dell'Archive of the visual poetry (Miami Beach) di Marvin Sackner, il Jacques Doucet dei nostri tempi, e della sua meno nota compagna Ruth.
Ecco quindi la ragione del nome che però sento ancora limitativo; devo aggiungere infatti che mi veniva spesso da pensare, soprattutto quando producevo opere (iniste), che secondo una teoria linguistica, valida o non, ber come Bérénice, sarebbe stata una delle prime quattro parole dell'uomo insieme con sal, jon, ros (linguistica preistorica). E quante volte, alla vigilia della fondazione della Rivista, ho pensato pure a Berenice, mitica e perduta città egiziana dell'oro e dei papiri con i cui segni gli iniziati giungevano all'alchimia della parola!

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Introduzione alla lettura di Bérénice di Gabriele-Aldo Bertozzi

Che cos'è una rivista? Innanzitutto 1) scelta e 2) precisione:
1) La scelta, come tale, è sempre partigiana e quindi soggetta al giudizio critico. Le riviste che oggi si trovano in reprints, divenute "storiche", perché anticiparono il percorso degli eventi oppure perché vi si opposero, non sono quelle che pubblicarono a suo tempo articoli più o meno interessanti, lavori "dignitosi", talvolta perfino encomiabili, in una mescolanza di punti di vista eclettici, ma quelle, appunto, che furono coerenti con le teorie del gruppo che le promosse.
2) La precisione, intesa nel senso più pregnante, è attenzione rivolta contro la sciatteria, l'approssimazione, la superficialità non solo delle idee, ma anche del linguaggio. Non mi riferisco quindi a irregolarità, anticonformismo, originalità, errore pure, che se ragionati, voluti, costituiscono un livello sempre auspicabile, risultato di vera creazione, ma tanto raro quanto il cosiddetto "genio".
Che cos'è Bérénice? Oltre a questo, è una rivista che si accresce di altri requisiti: a) volontà del nome; b) riflesso o contraccolpo della storia; c) presenza "extra cuna"; d) équipe o casting; e) essenzialità del discorso; f) settore operativo; g) forza trainante:
Mi soffermo sui vari punti:
a) la volontà del nome. Nel primo numero della Nuova Serie, marzo 1993, dopo più di dodici anni di silenzio sull'origine del nome, spiegavo che non si trattava di un omaggio alla letteratura francese per i più o meno noti riferimenti a Racine, Corneille, Barrès, Verlaine, Claude Simon, à Bertozzi lui-même - caso mai a Berenice Pancrisia, mitica e perduta città egiziana dell'oro e dei papiri -, ma alla celebre chioma per gli evidenti riferimenti con l'infinito e l'infinitesimale, riscontrabili soprattutto nei saggi dedicati all'Inismo.
b) Il riflesso o contraccolpo della storia. Lo spirito reazionario degli ultimi decenni del Novecento, proprio nel 1980, anno di nascita della rivista, inizia la sua folle accelerazione che giunge ai nostri giorni. Anche le grandi teorie si affievoliscono, svaniscono, ma Bérénice resta sul campo, isolata da un mondo la cui mancanza di valori, di identità permette il proliferare di false forme di misticismo, di esoterismo, di new ages più old del cucco (eppure non dovremmo dimenticare che il maggior bersaglio dei poeti rivoluzionari di fine Ottocento, i cosiddetti "poeti maledetti" fu rappresentato dalla lotta contro la degenerazione del Romanticismo. Le grandi ricerche prima sull'alchimia, sulla magia, sulla potenza delle antiche scritture vengono banalizzate. Un esempio canonico è l'Egitto, ormai protagonista delle nostre edicole con CD e dispense, librerie con romanzi e saggi, film colossali, trasmissioni televisive, i quali, tutti, continuamente ci svelano finalmente il grande segreto delle piramidi. Anche il resto della vecchia avanguardia, prima indeciso tra il comico e il grottesco, sceglie definitivamente la via del bricolage, sotto il nome di sperimentazione. Ma Bérénice, ripeto, resta sul campo e si associa alla Terza Fase dell'avanguardia rappresentata dall'Internazionale Novatrice Infinitesimale.
c) La presenza "extra cuna". Intendo dire che Bérénice non viene divulgata solo nella stretta area di produzione (Roma, Pescara), ma è presente, ogni primavera, al Salon du Livre di Parigi. Talvolta è stata la sola rivista italiana com uno stand. Perché? Eppure è noto il potere anche politico della nostra editoria. La risposta è semplice, i nostri mass media mirano alla quantità più che alla qualità, perché è con la prima che va l'establisment. Non solo figura al Salon du Livre, ma per fare un esempio, a Parigi, partecipa pure, tra pochi giorni [giugno 2001], al Salon Euro-Arabe, e nel prossimo ottobre al Salon de la Revue.
d) Équipe o casting. Devo dire che siamo stati sempre molto severi nella scelta dei collaboratori, ma anche molto fortunati. Collaboratori nel senso più ampio perché una rivista come la nostra non si fa solo scrivendo, come illustra la quarta di copertina del n.7 (marzo 1995): "ASI SE HACE LA REVISTA" . Primo fra tutti il primo, l'editore Luciano Lucarini che ha completamente finanziato i primi 33 storici numeri della Prima e Seconda Serie . Poi il primo direttore del Dipartimento di Scienze Linguistiche e Letterarie di Pescara, noto sostenitore di riviste e il casting storico in cui emergono Laura Aga-Rossi, François Proïa, Antonio Gasbarrini e, come collaboratori, non tutti, ma quasi tutti quelli che riteniamo i migliori nel mondo. A tal proposito si vedano gli indici pubblicati da Laura Caronna nel 1993 . Per gli studiosi/curatori dei numeri speciali abbiamo scelto sempre i maggiori specialisti degli autori trattati, come quelli che ne avevano o avrebbero dovuto, secondo noi, curare la pubblicazione delle opere complete (es. nella Pléiade per i francesi) quando si trattava di autori; altrettanto scrupolo lo abbiamo riservato per la letteratura militante, ma possiamo dire serenamente di non essere mai stati succubi dell'ufficialità, quest'ultima l'abbiamo rispettata quando abbiamo avuto la prova che corrispondeva a meriti reali.
e) L'essenzialità del discorso. Si potrebbe dire anche l'esaustività del discorso! Significa che non pubblichiamo sulla nostra rivista articoli a caso, ma procediamo per numeri monotematici rendendo quasi obbligatoria la consultazione del tale o tal altro argomento a tutti coloro che desiderando occuparsene o approfondire non vogliono restare nella schiera dei dilettanti. Così, chiunque voglia seriamente documentarsi su Baudelaire, Cros, Rimbaud, Corbière Nouveau, Huysmans oppure su Maupassant, Integralismo, Impulsionismo, Parossismo, Simultaneismo, Sincronismo, ma pure su Apollinaire, Romanzo surrealista, Nouveau Roman, e più recentemente su la Lettera e il Segno nelle "Scritture" contemporanee, Prefuturismo belga, le riviste dalla "Belle Époque" ai nostri giorni, letteratura odeporica, realtà virtuale, Avanguardia e Modernismo, fotografia e letteratura, l'idea di "visionario", Arkitettura & Avanguardia, Magia, letteratura occitanica, sul teatro italiano e spagnolo contemporaneo, sui mostri dovrà tener conto del lavoro già svolto da Bérénice. Riteniamo infatti che una rivista che pubblichi un po' di tutto, di tutti, non serva a nulla a causa della dispersione. Questa scelta comporta un limite che è però da noi superato con la soluzione di numeri prevalentemente monotematici, cioè che danno spazio anche a scritti che meritano in ogni caso una collocazione, purché rientrino nell'area d'indagine precisata dalla testata: rivista di studi comparati e ricerche sulle avanguardie.
f) Il settore operativo. Bastano poche parole per spiegarlo: la nostra rivista non è esclusivamente letteraria, anzi, si propone di denunciare sempre più i limiti della "letteratura"! È pertanto pluridisciplinare e quando si dice "di comparatistica" non significa che il primo termine sia sempre la letteratura (es. letteratura e cinema, letteratura e arte). Possiamo quindi parlare non solo di teatro e cinema, ma anche di architettura e astronomia o dell'Africa nell'immaginario europeo. Ritenendo pure che la comparatistica pur non avendo un riscontro diretto con le avanguardie, è grazie all'opera di sensibilizzazione di queste ultime, all'accostamento e perfino unione dei settori operativi, che ha potuto affermarsi e trarre pure dal limbo discipline come la traduttologia.
g) La forza trainante. Bérénice si avvale pure di un potente motore supplementare che è l'Inismo. Avendo l'Inismo sue proprie riveste tra cui l'ultima nata è Inism; numerosi siti web, una bibliografia ormai sterminata, una presenza nelle grandi sale espositive internazionali, e facendo l'Inismo molto spesso riferimento a Bérénice, questo agisce come vento di poppa rendendo non solo più facile la sua promozione, ma più adeguato ai tempi il tipo di promozione. Come nel caso di Intenet. Tra il frontespizio e il sommario infatti si possono leggere gli indirizzi dei siti in cui viene illustrata la nostra rivista:
http://www.angelusnovus.it/berenice/
http://www.angelusnovus.it/
ma si può vedere pure http://www.inism.org
A nome di tutti i miei compagni di viaggio, vi ringrazio per l'attenzione.

Ambasciata del Brasile, Roma, Piazza Navona, pomeriggio del 4 giugno 2001

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Berenice & Bérénice di Antonio Gasbarrini

Stampata dal novembre del 1980 per i tipi della Casa Editrice Lucarini di Roma e diretta da Gabriele Aldo Bertozzi, la prima serie della rivista quadrimestrale Berenice (senza accenti acuti sulle prime due e, nn. 1-36) si propone subito come "Rivista quadrimestrale di letteratura francese dedicata a Le correnti d'avanguardia, e, come recita testualmente una frase nella terza di copertina: "Gli articoli di questa rivista costituiscono un ampliamento e aggiornamento dell'opera Letteratura Francese contemporanea. Le correnti d'avanguardia diretta da Gabriele A Bertozzi e Pasquale A. Jannini" .
Già nel secondo numero monografico del marzo 1981 “Rimbaud”, curato da Alain Borer ed a cui collaborarono i maggiori specialisti del poeta, si preannuncia il taglio storicizzante di matrice avanguardistica con una serie di saggi mirati su autori quali Apollinaire, Baudelaire, Robert Desnos, Charles Cros, Germain Nouveau ed altri temi di vasto respiro e problematicità come Il Romanzo e l' Avanguardia, Le Nouveau Roman, Integralismo, Impulsionismo, Parossismo, Simultaneismo, Sincronismo, Lettrismo.
Un particolare risalto sarà inoltre dato alla pubblicazione di inediti, inchieste ed interviste e, in modo particolare, di Manifesti stilati da vari "ismi" (tra questi si possono ricordare quelli relativi a Naturismo, Integralismo, Unanimismo, Parossismo e Dinamismo).
Nella seconda serie (nn. 1-23, '93-'2000) la testata cambia in Bérénice (con relativi accenti) con sottotitolo "Rivista quadrimestrale di studi comparati e ricerche sulle avanguardie".
Va subito precisato come la variazione "ortografica" da Berenice a Bérénice, non sia una vera e propria metamorfosi (in più di una occasione G -A. Bertozzi già scrive Bérénice nelle pagine della prima serie), né tanto meno rappresenta una inversione della rotta consolidata, bensì un potenziamento ideativo e programmatico finalizzato alla conoscenza dell'anima e dell'intelligenza avanguardiste. Tutto ciò, peraltro, in netta controtendenza rispetto alle tante prefiche vaticinanti la morte dell'arte, il pensiero debole o post-moderno che dir si voglia, il tramonto definitivo e la fine di ogni pratica avanguardista, quasi che la lezione di Futuristi, Surrealisti e Dadaisti possa essere del tutto dimenticata in un contesto socio-economico, civile e culturale radicalmente cambiato sì, a distanza di circa un secolo, ma non per questo meno bisognoso di "militanti avanguardisti veggenti" che siano alternativi al sistema di potere in vigore (in esso incluso il Sottostima dell'arte).
Per chi voglia approfondire la questione terminologica, etimologica, semantica, ma soprattutto "poetica" di Berenice ed il suo doppio Bérénice, si rimanda alla lettura del testo di Bertozzi che chiama in causa Edgar Allan Poe, Racine, Barrès Simon, Verlain sino al mito della Chioma di Berenice e della relativa costellazione.
Ma ben al di là di tale legittima curiosità è sufficiente scorrere i titoli-tema dei singoli numeri della nuova serie per constatare insieme ad un allargamento internazionale e comparatistico (quindi non solo letteratura, ed in modo particolare francese, predominante invece nella prima serie) dell' Avanguardia, il rapporto più organico che in essa si stabilirà tra L'lnismo e Bérénice.
Così il n. 1 della nuova serie (marzo '93) affronta con "Di qua e di là della Parola"i molteplici aspetti de La lettera ed il segno nelle "Scritture contemporanee", il numero successivo è dedicato al "Prefuturismo belga" e all' "Avanguardia Spagnola", mentre a distanza ravvicinata seguono due numeri relativi a "Le riviste: dalla Belle Epoque ai nostri giorni".
Due uscite monotematiche affrontano poi l' intrigante dialettica tra "Avanguardia e Modernismo" e "Arkitettura e Avanguardia" (rispettivamente il n. 7 del marzo '95 ed il n. 12 -del novembre '96), mentre con sempre maggiore frequenza si va delineando l' apporto editoriale dell''Inismo nei numeri di "Letteratura odeporica e arte postale iniste" (n. 4 del marzo '94),"Dal Futurismo a1l'Inismo ed altre escursioni" (n. 16 del marzo '98), “Poetas en Buenos Aires” (n. 21 del novembre 1999, numero speciale dedicato alla Rassegna inista da me curata al Centro Culturale Recoleta di Buenos Aires) , Inismo corroborato dalla pubblicazione, in altri numeri, di Manifesti ed altre varie estrinsecazioni della poetica inista (dalla "Semiologia" al "Teatro").
Sono poi i numeri relativi alla pubblicazione integrale degli atti convegnistici internazionali e pruridisciplinari (promossi dal Dipartimento di Studi Comparati dell'Università di Pescara), ad illuminare gli infiniti anfratti di temi di vasto respiro quali "L 'idea di visionario", "La Magia", "I mostri", “La menzogna nelle Arti e nelle Scienze”, “L’eros nella Arti e nelle Scienze”, “Inismo 1980-2005” [lo splendido numero di circa 500 pagine, la cui versione in pdf è scaricabile da chiunque (artista, critico, studioso, amante dell’arte) voglia conoscere a fondo la storia e la poetica dell’Insimo], poi sviluppati con un taglio estetico e scientifico di primaria qualità come si può leggere - dall' acuta indagine polifonica di autori appartenenti a varie discipline e Paesi - nei sei numeri, di cui tre con fascicolo doppio, usciti tra il luglio del 1995 ed il luglio del 2006.
Infine, con i primi sette numeri dei "Quaderni Neri di Bérénice" usciti a partire dal marzo'97 e con i due numeri (n. 2 e n. 3) on line dei "Quaderni Bianchi di Berenice" (bollettino quadrimestrale promosso dagli "amici dell'Inismo, con il primo numero in versione cartacea del gennaio 2001) la rivista ha ampliato il suo raggio d'intervento nell'ambito delle ricerche sulle avanguardie storiche, neo e contemporanee, Inismo su tutte.



 

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Aggiornato il: 14 Marzo 2007