Angelus Novus
Centro Documentazione Artepoesia Contemporanea
Art director: Antonio Gasbarrini

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Arte Agravitazionale
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La nuova avanguardia agravitazionale
di
Antonio Gasbarrini

Il fotone estetico dell'Arte Agravitazionale
di
Antonio Gasbarrini

Il Manifesto dell'Arte Agravitazionale


 

 

LA NUOVA AVANGUARDIA AGRAVITAZIONALE


di
Antonio Gasbarrini

 

Non sempre l 'Abruzzo è terra di conquista o di riciclaggio dei modelli culturali forti predominanti in questa o quella fase storica.

Ne è un esempio lampante il settore delle arti visive che da decenni registra una costante ed autonoma capacità propositiva da parte di singoli artisti, gruppi, associazioni di base. Capacità senz'altro favorita dalle mediazioni di alcuni eventi esemplari (come i Premi Michetti, Vasto, Penne, Avezzano, Sulmona) e dagli apporti ideativi e creativi di chi, 'emigrato' in aree metropolitane per le maggiori opportunità offerte o testardamente radicato nel proprio humus, riesce comunque ad imporre la propria poetica al di là della solita cerchia accademica.

In tempi grigi come gli attuali, fa scalpore il crescente successo degli artisti riunitisi attorno al Manifesto dell'Arte Agravitazionale, il nuovo movimento d'avanguardia 'battezzato' nel '90 al Castello cinquecentesco dell'Aquila con la prima mostra promossa da due associazioni culturali locali (Anabasi e Angelus Novus).

Il perchè di questo esordio nella nostra regione va ricercato nella presenza, all'interno del gruppo, di un'artista concettuale della generazione di mezzo come Vito Bucciarelli, docente all'Accademia di Belle Arti di Brera e vincitore, tra l'altro, nel '92 del Premio Nazionale di scultura 'Pericle Fazzini'. Il coinvolgimento poi di una quindicina di altri artisti italiani e stranieri già affermati o emergenti, alcuni dei quali giovani (tra cui l'abruzzese Franco Fiorillo), ha consentito al gruppo agravitazionale di tenere mostre in prestigiosi spazi pubblici e privati di molte città (Roma, Ferrara, Bologna, Biella). Non è pertanto un caso nè l'ampio servizio dedicato all' Arte Agravitazionale dal numero in edicola del mensile 'Arte Mondadori', nè tanto meno il vivo interesse suscitato dalla mostra in corso al Museo Civico di Rimini (opere di Maria Teresa Avila Pinto, Vito Bucciarelli, Paola Bernardi, Davide Boriani, Peter Bormann, Giovanni D'Agostino, Franco Fiorillo, Massimo Marra, Pino Mascia, Raffaello Scianca, Tiziana Tacconi, Omar Ronda, testi in catalogo di Claudio Cerritelli e Antonio Gasbarrini).

Il rilancio della praticabilità avanguardista di un fecondo rapporto tra arte e scienza - dato per sepolto dalla miopia di tanti profeti del pensiero debole e del postmoderno - si può toccare con mano in questi originalissimi lavori trattati tutti con tempera luminescente.

E' quest'ultima a consentire loro una duplice manifestazione fenomenica (diurna e notturna) capace di far otticamente volatizzare masse, colori, segni e geometrie allorchè nel buio più completo viene rilevata dallo sguardo la presenza di un'altra opera,plasmata questa volta dalla diafana energia fotonica dell'Arte Agravitazionale.

L'alternanza ritmica della luce e del buio ottenuta con l'ausilio di un timer,consente così al fruitore di misurare la sua sensibilità sensoriale con dimensioni spaziali assai diverse da quelle familiari della vita di tutti i giorni governata dalla tridimensionalità .

Infatti l'opera-luce agravitazionale, pensata sì dall'artefice, deve comunque la sua esistenza al congiungimento del tempo e dello spazio nella quarta dimensione spazio-temporale einsteiniana visualizzata in modo sistematico, nella storia dell'arte contemporanea, da una vera e propria reazione atomica in atto nel pigmento luminescente.

IL "FOTONE ESTETICO" DELL'ARTE AGRAVITAZIONALE
di
Antonio Gasbarrini


Con l'Arte Agravitazionale la cesura tra pensiero ed opera, tra quest'ultima e il guardante (autore compreso) viene saldata fondendo per la prima volta la percezione diurna alla notturna. Dichiarano gli artisti riunitisi attorno al Manifesto poetico riproposto integralmente nel volume: "L' arte ha attraversato la tela e il marmo, il metallo e il legno, la terra e l'acqua, l'aria e il fuoco, il corpo e la parola per arrivare ad una pura immagine: il Vuoto".
Il Vuoto, come si vedrà, non coincide con il Niente, ma con una nuova dimensione spazio-temporale dell'opera.
L'Arte Agravitazionale ha annichilato una produzione artistica plurisecolare condizionata dalla visione meccanicistica aristotelico-newtoniana della realtà (materia) e del Mondo. Riaprendo, inaspettatamente, le frontiere della transitabilità dell'estetico e dell'artistico nel quotidiano mediante la trasferibilità del pensiero nell'opera fisicamente materializzata e/o concettualmente ideata. Conclude il Manifesto dell' Arte Agravitazionale: "Tutto è luce ed è luce riconoscibile. Le nostre opere vivono una luce lunare. Viaggiano su onde elettromagnetiche. Si identificano nel pensiero: agravitazionali".
Il neologismo agravitazionale (che nulla ha da condividere con il "Movimento agravitazionale" di Sante Monachesi) da solo racchiude e sintetizza la peculiarità di un'arte in sintonia con la nuova visione del Mondo fondata dalla meccanica quantistica e dalle particelle sub-atomiche utilizzandone le acquisizioni teoretiche, i risvolti pragmatici e le implicazioni espressive.
Omar Aprile Ronda, Maria Teresa Avila Pinto, Paola Bernardi, Peter Bormann, Vito Bucciarelli, Giovanni D'Agostino, Antonella Donatucci, Franco Fiorillo, Raimondo Galeano, Pino Mascia, Adriano Spinozzl (primi firmatari del Manifesto) stanno sperimentando l'uso di un nuovo materiale luminescente immesso sul mercato da qualche anno. La luminescenza libera la materia dalla sua costrizione gravitazionale recuperando un movimento della forma che non è solo d'ordine linguistico, o optical, ma reale. È l'emissione di un' autonoma energia luminosa che consentirà all' opera ciclicamente diurna e notturna di vivere un originale iperdimensione spazio-temporale. La specificità formale, stilistica, semantica e linguistica dell' opera diurna è oltrepassata dalla manifestazione fenomenica notturna dialetticamente rapportata alla prima. Ogni fonte di luce proiettata sull' opera trattata con tempera luminescente genera infatti uno stato di eccitazione degli atomi che a loro volta liberano fotoni (particelle di luce) rendendo così percepibile nel buio più assoluto l'altra opera, l'opera celata, l'opera doppia concepita dal pensiero dell' autore.
Pertanto a seconda delle esigenze dialettiche dell' opera solare e di quella ctonia l'artista potrà dipingere sulla prima l'idea, il concetto o come si è sottolineato il pensiero (energia luminescente) della seconda, trasmutando nel modo più opportuno la forma apparente diurna - bloccata dalla e nella materia - in forma essente diurno-notturna. Forma adesso coincidente con il contenuto di un pensiero visualizzato dalla verde energia irradiante che ri/ plasma, ri/segna e soprattutto ri/concepisce il tempo e lo spazio tridimensionali in tempo-spazio ad n dimensioni. Alla concezione meccanicistica della fisica classica di corpi solidi che si muovono con moto uniforme come i pianeti o stanno come le cose (opere), gli artisti dell'Arte Agravitazionale contrappongono la visione quantistica di particelle sub-atomiche in continua trasmigrazione.
Il Vuoto non è più "l'etere senza vento" (frammento orfico) che permette nello spazio il propagarsi della luce e dei fenomeni elettromagnetici, ma il tempo-luogo estetico, interattivo, dialogico tra artista e opera, opera e pensiero. La luce-pensiero dell'Arte Agravitazionale della fine del secondo millennio dis/vela e ri/vela mettendo a nudo, metamorfizzando forme, segni, simboli e concetti, con il flusso di energia trasmessa dall'artista all'opera e da questa restituita alla velocità della luce, valorizzando così al massimo il primo livello dell'intermediazione ermeneutica autore/opera/ autore.
L'apertura dell'opera. Con qualche esempio cercheremo di chiarire la portata rivoluzionaria dell'Arte Agravitazionale. Nel libro-catalogo, nella pagina di sinistra è riprodotta per ogni artista l'opera diurna fruibile nel modo consueto e a tutti noto; a fronte la stessa opera nella sua manifestazione fenomenica sub-atomica. Si noterà come al buio, nella dimensione notturna di una percezione pura non influenzata da rimandi materici e gravitazionali (volume, prospettiva, colore, massa etc.) viene a configurarsi l'epifania di luminescenti crittogrammi n-dimensionali veicolati da onde luminose. Vito Bucciarelli, Maria Teresa Avila Pinto e Giovanni D' Agostino confermano sul versante diurno un azzeramento espressivo che va molto al di là dei tagli di Fontana, degli Achrome di Manzoni (l' Achrome del '61, fluorescente su polistirolo, punta ancora sull'effetto, data la diversa valenza concettuale del fluoro rispetto alla tempera luminescente) o delle tele nere di un Ad Reinhard. L'arte fredda, colta, autoriflessiva, concettuale tout-court, riscopre il magico richiamo di un pensiero comunicativo, nella trasmutazione dell'Arte Agravitazionale.
Gli alfabeti lineari e labirintici di Avila Pinto, il tempo-spazio curvo e le trasparenze a tutto campo di Bucciarelli, l'assoluto geometrico di D'Agostino amalgamano e rinnovano 'ismi' e 'post' di un' avanguardia travolta, tradita nelle sue istanze rivoluzionarie. L'arte come cattiva coscienza di una tentazione mancata, esperibilità di universi immaginifici altri. Magari con l'ironia di Franco Fiorillo e del suo "Macina pensieri" imbevuto di armonie pitagoriche ed euclidee nella sua razionale trasfigurazione notturna; né minore felicità ideativa traspare dall'inoffensiva lancia di tela trasformatasi, nella sua metamorfosi agravitazionale, in svettante aquilone.
L'arte di Antonella Donatucci, Pino Mascia e Adriano Spinozzi si muove (di giorno) nei dintorni di un'opera esplorata nelle valenze concettuali e aniconiche. L 'installazione di oggetti di recupero non conferisce alla stessa un particolare significato denotativo o mitopoietico. È piuttosto la scoperta delle regole di un'organizzazione sintattica adeguata alla visualità contemporanea, a suggerire la struttura del 'testo'. Le dissolvenze agravitazionali, di particolare minimalismo segnico in Pino Mascia e Antonella Donatucci e di forte referenzialità aniconica in Adriano Spinozzi, accentuano il contrasto, lo iato, tra l'apparenza di una inconsistente realtà fisica e la sostanza concettuale di una realtà iperdimensionale.
Contrasto reso ancora più acuto nelle sculture di Raimondo Galeano, riscattate dalla loro obbligata omologazione stilistico-formale diurna, dalla imprevedibile rarefazione delle volumetrie tridimensionali: i luminescenti segni accentuano, con la loro iperdimensionalità visiva e la concomitante quadridimensionalità agravitazionale, la divaricazione spaziale e temporale di una scultura a tutto tondo da rimeditare profondamente.
Omar Aprile Ronda, dal canto suo, con i controrilievi plastici delle sue sculture 'in negativo', congela le visionarie "nature morte" del disastro ecologico sulla superficie di ideali teche della coscienza: solo di notte, nella pacificazione dell'opera con il pensiero, il tumultuoso memento del day after si stempera nell' eterea luce-abisso agravitazionale.
In Paola Bernardi e Peter Bormann, infine, la texture diurna di superfici arabescate (Bernardi), e vibranti nella loro astrazione (Bormann), coincide con il campo magnetico di una materia cromatica rivitalizzata nella sua metamorfosi notturna. Luce che nell'alternanza di chiari e scuri mantiene integre le originarie sfumature mediterranee (Bernardi), mentre concentra le linee-forza vettoriali di un segno irriducibile nella sua genesi gestuale (Bormann).
Come si noterà da quanto sinora asserito, all'unicità diurno-notturna delle singole opere, alla loro originale specificità, corrisponde la continuità di una visione che dilatando nuovamente il tempo contratto della "percezione distratta", rilegittima aura (Benjamin), astanza (Brandi) e indugio (Gadamer).
Un'altra riflessione. I codici di lettura, da bidirezionali (autore/operai fruitore/opera) si fanno trasversali: in presenza di uno o più lavori in un dato ambiente, sarà possibile intersecare, alla contestualità di una percezione diurna e/o notturna, una serie di altre combinazioni percettive sincroniche e diacroniche per la singola opera o per l'installazione intesa nella sua più larga accezione. Ne risulta esaltata la funzione cognitiva ( "Io affermo che le operazioni conoscitive chiamate pensiero non sono privilegio di processi mentali posti al di sopra e al di là della percezione, bensì gli ingredienti essenziali della percezione stessa", Rudolf Arnheim). Ma è il deciso avanzamento della creatività, la lievitazione della sensibilità psichica, le possibilità con/creative ri/generate dall' Arte Agravitazionale a disarcionare "i limiti dell'interpretazione' invocati recentemente da Umberto Eco.
Quest'affermazione può essere meglio compresa dal commento della riproduzione in copertina "La posa in opera del critico". Se nell' "Opera Aperta" dello stesso Umberto Eco non si accennava al dubbio amletico dell' " Ermeneutica dei Fichi" e veniva chiamata in causa l'attiva partecipazione del fruitore nella manipolazione dell'ipotesi di opera proposta dall'artista, ne l'Opera Ri/aperta dell'Arte Agravitazionale è la sinergia dell'interazione tra i pensieri a modellare il nuovo statuto dell'opera d'arte.
Esaminiamone le coordinate. Il critico (Antonio Gasbarrini) entra di prepotenza - con la complicità del fotografo Franco Soldani che ha impresso su pellicola l'evento - con la leggerezza della sua mente ed il peso del suo corpo, nelle opere notturne di Vito Bucciarelli e Giovanni D'Agostino, dalla silente purezza astrale. L' attraversamento della luce, il congiungimento con il pensiero dell'opera è stato mediato da altri cambiamenti metamorfici attivati dall'energia-Iuce emanata dal pigmento luminescente. Allo stato notturno (dell'opera e dell'ambiente) proiettando una fonte di luce su un solido (nel caso specifico il corpo del critico) distante qualche centimetro dalla superficie (la tela di Bucciarelli, mentre sulla sinistra campeggia quella di D'Agostino) trattata con tempera luminescente, le molecole esterne alla silhouette ricevono un'eccitazione (frequenza dello spettro elettromagnetico) diversa da quelle interne. Venuta meno la sorgente di luce, la non-ombra cinese della transeunte, effimera, analogico-virtuale de "La posa in opera del critico" è imprigionata dalla tela e la sua energia (con più bassa frequenza) interagisce con la luminescenza. Il critico, adesso, può per la prima volta da quand'è nato, liberamente andarsene; ma il suo pensiero, il suo più-non-corpo, restano effigiati (non importa se solo per alcuni minuti), impressi nell'orizzonte degli eventi. Finalmente il critico non è più Narciso riflesso nello specchio dell'opera, un non-segno che si eclissa con l' assenza del referente (lo specchio privato del corpo non è specchio). Dietro lo specchio-tela il critico che non ha dovuto vendere la sua anima come Faust, può finalmente beffarsi del suo alter-ego, l'ipersegno generato dall'energia pensante dell'Arte Agravitazionale.
(Testo in catalogo, Parise Adriano Editore, Colognola ai Colli (VR) * Rassegna dell'Arte Agravitazionale, a cura di Antonio Gasbarrini, al Palazzo dei Diamanti di Ferrara, settembre '91).


Foto Franco Soldani

PRIMO MANIFESTO DELL'ARTE AGRAVITAZIONALE

"noi continuiamo l'evoluzione dei mezzi dell'arte" (lucio fontana)

l'arte ha attraversato la tela e il marmo, il metallo ed il legno, la terra e l'acqua, l'aria e il fuoco, il corpo e la parola per arrivare ad una pura immagine: il vuoto.

la scoperta di nuove forze chimiche e fisiche, il dominio della materia (energia) aprono all'arte una "prospettiva" che non è mai esistita nella sua storia.

le nostre opere fondano il vuoto e popolano gli spazi cosmici dell'universo in espansione.

il vuoto assorbe in sé l'oggetto, il gesto, la figura, il colore, la materia, lo spazio; li smaterializza e li immerge nel profondo.

la "prospettiva" che si apre all'opera è infinita; la luce non la rivela.

la contiene, la trasporta in luoghi remoti: invisibile e riconoscibile.
ogni opera assolve ad una necessità, al bisogno della psiche.

catalizza i bisogni della mente, assolve dentro di sé l'evasione e la immerge nel profondo.

tutto è luce ed è luce riconoscibile.

le nostre opere vivono una luce lunare.

viaggiano su onde elettromagnetiche; si identificano nel pensiero: agravitazionali.

(La prima versione del Manifesto, Urbino 13 maggio '89, stesa da Vito Bucciarelli, è firmato da Adriano Spinozzi, Peter Bormann, Francesco Vergata, Paola Bernardi, Maria Teresa Avila Pinto, Pino Mascia, Antonella Donatucci, Giovanni D'Agostino, Ezio Fiorillo, Omar Aprile Ronda, Raffaele De Santis, Raimondo Galeano.
Una seconda versione, datata autunno '90, è redatta in concomitanza della Rassegna Agravitazionale, a cura di Antonio Gasbarrini, tenuta nel Palazzo Farnese ad Ortona; è stesa da Vito Bucciarelli e Giovanni D'Agostino, ed è firmata da Aprile Ronda, Avila Pinto, Bernardi, Bormann, Donatucci, Franco Fiorillo, Galeano, Mascia, Spinozzi.
La terza versione, qui proposta, differisce marginalmente dalle prime due ed è riportata nel volume, Arte Agravitazionale, a cura di Antonio Gasbarrini, Adriano Parise Stampatore, Colognola ai Colli (VR), 1991. I firmatari sono gli stessi della seconda versione).

 

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Aggiornato il: 15 Settembre 2001